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Com’è morto Maurizio Gucci

Maurizio Gucci è stato un imprenditore italiano famoso per aver guidato, in qualità di presidente, l’omonima azienda di famiglia dal 1983 al 1995, anno della sua tragica e prematura scomparsa.

Maurizio venne assassinato a Milano nel marzo del 1995 mentre stava per entrare nel suo ufficio sito in un edificio di Piazza San Babila.

La sua morte, come si scoprirà poi dopo 3 anni di indagini, fu architetta dalla moglie Patrizia Reggiani e da alcuni amici e conoscenti che collaborarono, dietro compenso, all’omicidio.

La storia della vicenda verrà raccontata dal docufilm di Ridley Scott House of Gucci, in cui Lady Gaga vestirà i panni di Patrizia e Adam Driver quelli di Maurizio.

Il film racconterà non solo la mattina della morte di Gucci ma anche i retroscena di una delle famiglie più conosciute e invidiate al mondo.

Ma cosa successe veramente a Maurizio Gucci? Com’è morto? Facciamo insieme un po’ di chiarezza.

Omicidio Maurizio Gucci

La vicenda

Milano. Mattina del 27 marzo 1995. Maurizio Gucci è arrivato in Piazza San Babila per iniziare la sua giornata lavorativa nella nuova sede della maison.

Varca l’uscio del palazzo e, dopo aver salutato il portinaio Giuseppe Onorato, si accinge a salire i pochi scalini che lo separano dall’ufficio.

Maurizio non fa però in tempo a compiere i primi passi che viene raggiunto alle spalle da un uomo armato di pistola che, senza indugi, fa fuoco quattro volte, colpendo ripetutamente l’imprenditore alla schiena, ai glutei e alla tempia sinistra.

Il portinaio intanto, che ha assistito alla scena, corre in soccorso del datore di lavoro e, nel tentativo di difenderlo, viene anch’esso ferito dagli spari.

Il killer, dopo aver neutralizzato sia Gucci che Onorato, scappa in direzione della strada e si ricongiunge con il complice che ha atteso paziente in un’auto parcheggiata a pochi metri dal palazzo.

Le indagini sulla morte di Maurizio Gucci

Il caso viene affidato al commissario Filippo Ninni che, per anni, cerca di fare chiarezza sugli esecutori e sui mandati di quello che è passato alla storia come ”Omicidio Gucci”.

Dopo anni di intercettazioni, pedinamenti e piste inutili, gli inquirenti arrivano alla convinzione che Gucci sia stato assassinato per questioni affaristiche e che sia proprio la moglie la maggior indagata ad aver provocato la morte del marito.

Giuseppe Carpanese gioca un ruolo chiave nella soluzione: l’uomo infatti rivela che, un portiere d’albergo di nome Ivano Savioni, una notte gli racconta di essere a conoscenza di molti dettagli relativi all’Omicidio Gucci.

Carpanese si rivolge quindi agli inquirenti che scoprono che Savioni è conoscente di Giuseppina ”Pina” Auriemma, grande amica e confidente di Patrizia Reggiani.

Gli investigatori si mettono così a intercettare le comunicazioni tra Savioni e Auriemma che, ignari di tutto, svelano non solo di essere coinvolti nell’omicidio di Maurizio Gucci ma anche che fosse proprio la moglie Patrizia ad averlo commissionato.

Il processo

Nel 1998 inizia il processo a carico di Patrizia Reggiani, Giuseppina Auriemma, Benedetto Ceraulo, Ivano Savioni e Orazio Cicala.

Tutti gli indagati sono già noti alle forze dell’ordine, ad eccezione di Reggiani e Auriemma che sono invece incensurate.

Nel novembre dello stesso anno vengono emessi i verdetti definitivi: Patrizia e Orazio, complice del killer Ceraulo, vengono condannati a 29 anni di reclusione rispettivamente per favoreggiamento e commissione a terzi dell’omicidio del marito.

Benedetto Ceraulo viene condannato all’ergastolo per essere stato l’esecutore materiale dell’omicidio mentre Giuseppina Auriemma e Ivano Savioni dovranno scontare rispettivamente 25 e 26 anni di reclusione. La donna viene accusata di favoreggiamento mentre l’uomo di aver organizzato l’omicidio.

Le pene verranno successivamente ridotte: Reggiani per esempio ha scontato solo 17 anni dei 29 previsti in carcere, vedendosi commutati gli anni restanti in volontariato fuori dalla casa circondariale di San Vittore.

Patrizia e Ivano, nonostante le prove schiaccianti a loro carico, si sono sempre dichiarati innocenti e hanno ribadito più volte di non c’entrare nulla con l’omicidio di Maurizio Gucci.

 

 

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